TAPPETI

Riconoscere e classificare un tappeto annodato a mano non è facile, data l’ampia gamma di varietà esistenti.

Esistono tuttavia diverse pubblicazioni al riguardo, disponibili in ogni libreria, da manuali base ad edizioni più elaborate, che partono dalle caratteristiche tecniche per arrivare a percorrere la lettura dei disegni e dei simboli, anche con diversa interpretazione degli stessi che può essere piacevole confrontare.

Il tappeto persiano nasce dall’accostamento tra loro di piccoli nodi in lana o seta affiancati uno all’altro per righe normali alle catene dell’ordito, le quali, con la trama, formano l’armatura interna del manufatto, si tratta quindi di una tecnica di lavorazione prettamente artigianale, che richiede tempi di lavorazione lunghissimi ed in cui entrano inevitabilmente in gioco diversi fattori, primi tra i quali la sensibilità individuale e la maestria dell’annodatore.

Indubbia importanza acquisisce anche la localizzazione geografica del manufatto, ogni regione infatti conserva e tramanda non solo disegni e simbologie, ma anche tecniche specifiche di lavorazione eseguite con lane differenti.

Il nome di ogni esemplare corrisponde infatti sempre all’area o cittadina di provenienza.

Nell’ambito di una stessa zona possono a loro volta essere presenti moltissime varianti, ad esempio un Nain, un piccolo centro nel cuore dell’altipiano iranico  a circa 70 km da Isfahan, vengono attualmente prodotti manufatti più o meni importanti a seconda della differente denominazione di Nain 6 fili, Nain 9 fili…ecc; più il nodo è fine, più le maestranze sono qualificate ed utilizzano materiali di maggior pregio; molto spesso, nella produzione di un singolo esemplare, intervengono vere e proprie equipe, in cui ognuno ha una propria specifica mansione

 

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